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Giovanni Scarpellini, comandante dei vigili del consorzio di Polizia Locale Nord Est vicentino, mi ha rilasciato un'intervista per VicenzaPiù in seguito all'episodio che ha avuto come protagonisti tre cittadini ghanesi che, per necessità, hanno rubato alcuni capi di abbigliamento dall'ecocentro di Villaverla.

 

 

 

Partendo da quell'episodio il comandante traccia un quadro sulla situazione locale, attingendo alle proprie esperienze di tutti i giorni.

 

Quell'episodio non è il primo ed è allarmante soprattutto per chi lì lavora e che subisce danni consistenti da questi furti. Non sono quelle quattro paia di pantaloni, ma i danni collaterali, le reti rotte... Io ho anche pensato a cosa si potrebbe fare, avrei voluto dire: «Lasciate aperto a orari prefissati, così chi ne ha bisogno, viene a prendersi quello che gli serve», ma non è possibile sarebbe una situazione ingestibile, dovrebbe esserci sempre qualcuno. Forse dovrebbe essere più conosciuto l'operato delle varie associazioni, all'interno delle parrocchie o gestite da stranieri e che funzionano egregiamente; ci sarebbe la possibilità di risolvere il problema senza arrivare a questi estremi.

 

 
A volte, dietro ai furti negli ecocentri ci sono dei veri e propri traffici illegali, commerci clandestini. Non stiamo parlando di chi ruba perché non ha il necessario - il vestito, un vecchio televisore o un ferro da stiro, ma di persone senza scrupoli che approfittano della situazione di bisogno del singolo. Costoro, in cambio di pochi euro, che alla persona servono per mangiare, si procurano piccoli elettrodomestici ed altri oggetti usati che poi caricano nei container per rivenderli all'estero. 
 
Quindi bisogna distinguere le varie situazioni, ma in questi casi la legge ci viene in aiuto: noi dobbiamo arrestare le persone che scopriamo in flagranza di reato, perché questo ci impone il codice di procedura penale, e per fortuna che è così, altrimenti ci sarebbe il rischio di decidere o meno l'arresto in base alla simpatia nei confronti della persona. La decisione di convalidare o meno l'arresto spetta al sostituto procuratore, che è terzo rispetto a noi e quindi può decidere in modo libero e valutare in base alla singola situazione. Nel caso dei ghanesi, per esempio, l'arresto non è stato convalidato in quanto il furto era finalizzato alla soddisfazione di un bisogno primario quale il vestirsi; a suo tempo, ovviamente, ci sarà il processo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Tutto questo è legato anche alla situazione generalizzata di crisi che stiamo vivendo. Paradossalmente però la crisi può essere un momento creativo nel quale le persone possono decidere di provare qualcosa di nuovo, magari mettendosi in proprio - chi ha già un lavoro non pensa a mettersi in proprio, ma così, non avendo niente da perdere, si può decidere di provare e magari trovare una strada alternativa che permetta di vivere.
 
Le statistiche ci dicono che i reati sono in diminuzione. Le persone non se lo ricordano - e questo forse è un bene - ma negli anni '80 in zona c'erano le rapine agli orafi, c'è stato anche un omicidio. Quindi le statistiche parlano di reati in calo, ma la sicurezza percepita è qualcosa di diverso dalla sicurezza reale
 
La situazione in generale però è buona, tranne nei casi di abuso di alcool, che crea problemi di violenza, ed è, insieme con la velocità, causa degli incidenti, inutile raccontarsela. Gli stranieri in zona non danno problemi, hanno tutti il permesso di soggiorno, figuriamoci, non c'è lavoro per chi è in regola...
 
Per quanto riguarda la sicurezza in auto bisogna dire che c'è stato un grande cambiamento culturale; in parte perché si è parlato molto dei rischi, in parte per i cambiamenti della società. Se una volta un'auto che permettesse di correre era il massimo per un ragazzo, oggi la tecnologia gli permette di viaggiare in altri modi: i giovani hanno il tablet e lo smartphone che li connettono col mondo, oppure fanno viaggi aerei low cost. I giovani sicuramente hanno una marcia in più, una maggior apertura mentale rispetto alla nostra generazione.
 
Ecco a proposito di giovani... a me piace molto andare nelle scuole. Prima di tutto perché mi permette di capire se mi sto allontanando troppo dalla realtà dei ragazzi, poi per trasmettere il mio modo di vedere le cose, il far capire che non c'è niente di buono nell'alcool. Raccontare cosa significhi vedere come ci si sente davanti a un incidente, nell'avvisare la famiglia. Perché non siamo solo una divisa, abbiamo emozioni, sentimenti. Ecco quando vedo che il messaggio è arrivato torno a casa contento, questo mi gratifica significa che ho fatto qualcosa di buono.
Tag(s) : #Cronaca vicentina

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