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Dopo il disastro della scorsa settimana (finora si sono contati 339 morti), stanotte altri due barconi sono affondati: uno vicino alle coste lampedusane, l'altro vicino alle coste egiziane. La matematica provvisoria ci dice che il barcone affondato vicino a Lampedusa ha prodotto finora 34 morti e quello affondato vicino alle coste egiziane 12. È importante ribadire con forza che chi fugge via mare è una persona che scappa da situazioni di guerra e quindi ha diritto alla protezione internazionale come stabiliscono tutte le leggi ed i trattati internazionali. Non si tratta di un numero enorme di persone e saremmo in grado di aiutarle tutte se solo lo decidessimo. Basterebbe spostare all'accoglienza dei rifugiati i soldi destinati all'agenzia Frontex (che serve a pattugliare le coste e a impedire ai migranti in fuga di avvicinarsi). L'inasprimento dei pattugliamenti non farà altro che aumentare i rischi di ulteriori morti, in quanto i migrati in fuga non si fermeranno certo davanti a questo, ma sceglieranno altre rotte, più pericolose. Ecco quindi che è di fondamentale importanza aprire corridoi umanitari che permettano a chi vuole chiedere l'asilo politico in Europa, di farlo senza correre il pericolo di un viaggio in barconi vecchi e pericolosi.

Ma fate in fretta, però, non c'è più tempo!

Qui sotto alcune riflessioni pubblicate su Facebook dal Professor Fulvio Vassallo Paleologo, docente di diritto all'università di Palermo e membro del direttivo Asgi (Assocuazione Studi Giuridici Immigrazione).

 

La Reuters conferma l'ennesima strage dell'immigrazione davanti alle coste egiziane, Ci sono altre dodici vittime, probabilmente siriani. 

Se gli egiziani fossero arrivati in Italia sarebbero stati respinti dall'aeroporto di Catania in pochi giorni, senza vedere avvocati ed associazioni umanitarie, come avviene da mesi, anzi da anni, nell'ambito degli accordi bilaterali di riammissione tra Italia ed Egitto. Un accordo che va sospeso immediatamente, perchè molti di quelli che vengono respinti ci riprovano, e potrebbero essere tra le vittime di questo ennesimo naufragio. 
Occorre aggiungere che agli egiziani giunti in Sicilia non si riconosce il diritto di accedere alla procedura di asilo, come denunciato in un comunicato dell'OIM di UNHCR e di Save The Children del 30 aprile scorso. Peccato che in questi ultimi mesi, a parte qualche comunicato stampa, è come se queste organizzazioni avessero perso la voce.
Tag(s) : #Immigrazione

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